mercoledì 8 settembre 2010

Valle della Loira e Normandia

Quest'anno ad Agosto Stefania (la mia fidanzata) ed io abbiamo deciso di fare il giro della Normandia e della Valle della Loira on the road. Esperienza indimenticabile da tutti i punti di vista, culturale, emozionale e enogastronomico. Il viaggio si è svolto in diverse tappe, partendo da Milano: Annecy, Amboise, Saumur, Mont Saint Michel, Cherbourg, Port En Bessin, Ouistream Rivabella e Rouen.
Fare un resoconto di 15 giorni di viaggio intensissimo diventerebbe noioso, e non è mia intenzione, quindi posto alcune immagini che parlano da sole. Ovviamente sono solo una minima parte delle oltre 1500 foto scattate. Buona Visione!!














































venerdì 25 giugno 2010

Ariete, 132 Brg. Corazzata Ariete, antecedente anno 2000



Ed dopo i lavori finiti, ed un wip...che ancora tale è rimasto, un lavoro finito con un po' di WIP.
Come sempre prima un po' di storia del mezzo.
Cenni Storici
Le origini del programma che portò alla nascita del carro ARIETE risalgono al 1984 quando lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano richiese alla Krauss Maffei di Monaco di Baviera un'offerta per l'acquisto di un lotto tra i 200 e 300 carri LEOPARD 2. Questi nuovi mezzi avrebbero dovuto sostituire tutti gli M60A1 presso i reparti di prima linea e consentire, con il transito del carro americano ai reparti di seconda linea, la totale radiazione degli ormai decrepiti M47, allora ancora in servizio presso ben 8 dei 30 battaglioni carri presenti nell'Esercito. Si noti che all'epoca, trovandoci ancora in piena guerra fredda, non si parlava ancora di riduzione delle forze convenzionali, per cui l'Esercito sarebbe venuto a disporre di una notevole forza corazzata basata sui LEOPARD 2, su circa 200 M60A1 e su 920 LEOPARD 1A2. La Forza Armata, conscia del fatto che un'eventuale costruzione su licenza del carro tedesco non avrebbe fatto progredire l'industria militare italiana e che l'industria stessa aveva già prodotto dei veicoli di propria progettazione, decise di procedere allo sviluppo di un nuovo veicolo di concezione e realizzazione interamente italiana. Pesava anche la speranza di poter in futuro vendere il carro sul mercato internazionale, cosa che sarebbe stata impossibile per un veicolo realizzato su licenza. Quello stesso anno lo sviluppo e la costruzione del nuovo veicolo, inizialmente battezzato C1 "TRICOLORE" ed in seguito "ARIETE", venne affidata al consorzio IVECO-FIAT/OTO Melara che completò il primo prototipo alla fine del 1986 per poi presentarlo all'allora Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gen. Poli, nel febbraio 1987. La prima esibizione ufficiale in pubblico si ebbe il 30 giugno 1987 presso il poligono di Monteromano congiuntamente a quella della nuova autoblindo B1 "CENTAURO" che sarebbe stata di lì a poco adottata. Intanto, durante l'estate, usciva dalla linea di assemblaggio il secondo prototipo seguito da altri quattro esemplari. Inizialmente si prevedeva di far coincidere i tempi di industrializzazione del programma con quelli necessari per le prove in modo da consegnare i primi carri di serie nel 1990 e concludere la consegna dei previsti 300 esemplari entro il 1994. Contrariamente a ciò, a seguito dei ricorrenti problemi di bilancio e di alcuni problemi tecnici, la scadenza slittò di ben sette anni, quando finalmente i primi esemplari di serie vennero consegnati alla Scuola di Carrismo di Lecce ed alla Scuola Trasporti e Materiali della Cecchignola a Roma. Contemporaneamente, anche a seguito delle mutate condizioni politiche, gli esemplari in acquisizione furono ridotti dagli iniziali 300 esemplari a 200. Nel mese di marzo 1998 i primi carri vennero consegnati ai reparti operativi ed in particolare alla 4^ Compagnia "Tobruch" del 3° Battaglione Carri "M.O. Galas" inquadrato a sua volta nel 32° Reggimento Carri. Si prevedeva allora che il nuovo carro venisse consegnato anche al 132° Reggimento Carri di Cordenòns (PN) e, per ultimo, al 33° di Ozzano Emilia (BO). In questo modo la 132^ Brigata Corazzata "Ariete", che aveva nel suo organico tutti e tre i reggimenti, sarebbe stata l'unico grande reparto operativo dell'Esercito dotato del nuovo carro. In realtà, al posto del 33° Reggimento carri in via di scioglimento, nel 2000 il nuovo carro è stato assegnato al 4° Reggimento Carri di Bellinzago Novarese, allora facente parte della Brigata Meccanizzata "Centauro"e l'anno seguente anch'esso trasferito alle dipendenze della Brigata Ariete.
In sintesi il carro ARIETE risulta essere oggi distribuito ai seguenti reparti carri:
- 3° Battaglione Carri "M.O. Galas" / 32° Reggimento Carri di Tauriano (PN),
- 8° Battaglione Carri "M.O. Secchiaroli" / 132° Reggimento Carri di Cordenòns (PN),
- 20° Battaglione Carri "M.O. Pentimalli" / 4° Reggimento Carri di Bellinzago Novarese (NO).

Caratteristiche Tecniche

Armamento un cannone da 120 mm, due mitragliatrici cal. 7,62 NATO tipo MG 42/59 delle quali una coassiale al cannone, otto lanciagranate
Equipaggio quattro uomini (capocarro, cannoniere, servente e pilota)
Motore FIAT V12 MTCA, 12 cilindri a V di 90°, raffreddato ad acqua, turbodiesel con intercooler ed iniezione diretta, potenza 1.200 Hp (895 Kw), potenza massima 1.300 Hp (956 Kw) a 2.300 g/m. Coppia massima 4.615 Nn a 1.600 g/m.
Trasmissione modello ZF LSG-3000 automatica a quattro marce avanti e due indietro con convertitore di coppia.Incorpora il dispositivo di sterzo ed il retarder. Sterzo a tre raggi di curvatura su ogni marcia con possibilità di rotazione sul posto (pivot).
Sistema di frenatura due freni a disco montati sui riduttori finali del moto con retarder sulla trasmissione. Frenatura di servizio e d'emergenza servoassistita idraulica, freno di stazionamento a comando meccanico.
Sospensione a barre di torsione con ammortizzatori idraulici (sul 1°, 2°, 3°, 6° e 7° braccio) ed ammortizzatori idraulici di fine corsa. Cingolo con dente guidacingolo centrale e maglie aventi larghezza di 618 mm.
Peso in ordine di combattimento 53.500 Kg.
Rapporto potenza /peso 22,4 Hp/Ton.

Il Modello
Il Modello è stato realizzando utilizzando il kit della Trumpeter dedicato alla prima versione del carro, visto che volevo rappresentare un carro dell 132° brigata corazzata Ariete antecedente all’anno 2001, identificato dalla presenza degli stanag di reparto, però dotato del cannone con il nuovo recuperatore di fumi, a forma eccentrica. Per fare ciò ho utilizzato la canna in resina di Italian Kits ed il set fotoinciso dedicato appunto all’Ariete; ad
integrazione di tutto ed al fine di ottenere l’esemplare da me scelto, mi sono avvalso delle ottime decal AWD.
Ho poi modificato in proprio la ventola per l’aerazione del motore, il dispositivo di apertura del proiettore infrarossi, gli specchietti retrovisori, le saldature in esercitazione, ho rifatto tutte le maniglie e le catene presenti sul contenitore dello scovolo del cannone. Ho anche aggiunto gli attivatori dei lanciafumogeni.
La caratteristica dei mezzi dell’Ariete è il tipico simbolo, rappresentante la testa dell’ariete e collocata ai lati della torre mentre posteriormente è rappresentato un ariete con una palma.

Bibliografia:
- www.modellismopiu.it
- www.ferreamole.it
- manuale del carro Ariete e relativi profili in scala.
- Fotografie avute da amici che hanno prestato servizio sui carri Ariete
Prima il modello pronto per la colorazione:

E poi il nostro cornuto nostrano dipinto ed ambientato.





martedì 11 maggio 2010

M47 patton brgt. Corazzata Ariete

Dopo alcuni lavori "finiti" ho deciso di postare le foto del work in progress del mio M47 Patton Italeri. Innanzi tutto mi sono procurato la scatola Italeri ed il relativo kit Italian kits per "italianizzarlo", poi un bel po' di documentazione, manuali e foto del motore del mezzo.
Il kit Italeri è di buon livello nel complesso, a parte alcune piccole pecche facilmente rimediabili con il set Italian Kits per quanto concerne le superfici esterne....ma qui ancora non sono arrivato. Vista l'opzione dei portelli apribili mi sono lasciato tentare, e sto praticamente autocostruendo ex-novo il motore ed il blocco trasmissione. Le foto mostrano lo stato attuale dei lavori, onestamente pensavo ci fosse meno da lavorare, ma quando si è in ballo.....a voi le foto.




lunedì 29 marzo 2010

TUNNEL RAT, US. Army, VietNam 1968



Nel 1966, quando la 25° di fanteria Americana arivvò Cu Chi presso una della più grandi basi US Army del Sud dam, iniziarono a verificarsi strani accadimenti. Durante lotte, il campo veniva razziato da nemici invisibili, che sparivano immediatamente senza lasciare traccia. Dopo circa 10 giorni di attacchi del genere, il commando Viet Cong che se ne stava rintanato nella rete di gallerie che si estendeva sotto la base, avendo constatato gli effetti devastanti dei loro raid, decise di ritirarsi, sempre utilizzando la rete di gallerie che i VC approntarono alla fine della prima guerra di Indovina (e che venne ampliata su ordine di Ho Chi Min a partire dal 1965). Gli americani si resero conto che la base di cu Chi era letteralmente sopra un vulcano. Da lì la scoperta dell’importanza di tale rete di Tunnel, dapprima tentarono di distruggerle ma con scarsissimi risultati. Questo anche a causa del metodo utilizzato: far penetrare un soldato non specializzato sottoterra, al buio, quasi disarmato e col rischio continuo di attacchi e trappole, era logorante, stressante e non portava a nulla in quanto i soldati riemergevano spesso dichiarando che erano tunnel ciechi, anche se la verità era che la paura aveva il sopravvento.
Fu creata allora l’unità di specialisti Tunnel rats: uomini di bassa statura, agili e dal temperamento d’acciaio che penetravano nelle gallerie armati di maschera antigas, pistola e torcia elettrica, colpivano e poi reimergevano, seminando distruzione sottoterra. I tunnel rats non facevano prigionieri e soprattutto non venivano mai abbandonati dai compagni, nemmeno in caso di morte. Uno dei loro trucchi era sparare tre colpi e poi ricaricare sempre, per non rimanere senza colpi. Ovviamente erano volontari, per la maggior parte di provenienza ispanica (tra i più famosi si segnalano Peter Rejo della 1° div. Di fanteria, ed il padre di tutti i rats, Herbert Thornton, anche lui della 1° div. Di fanteria).

Equipaggiamento
-Maschera Antigas
-Pistola semi-automatica colt modello M1911A1 o modello 45 (ma col tempo, a causa del rumore eccessivo dello sparo, usarono anche Luger ed altre di preda bellica).
-Pugnale da combattimento
-Torcia elettrica

Il Modello
Il figurino è una vecchia referenza ADV con relativa basetta in resina di 2x2 cm, montato da scatola, con l’ausilio di molto stucco. Il figurino è stato dipinto a tecnica mista olii e acrilici. La basetta è poi stata ampliata, incorporandola sopra un parallelepipedo di 8x5x5 di plasticard autocostruito, e ricostruito un angolo di jungla prendendo come riferimento numerose foto delle gallerie Viet Cong in mio possesso. La vegetazione è ottenuta con vari materiali e dipinta ad acrilico, sia a pennello che ad aerografo, idem per il terreno. La basetta è poi stata rifinita ad aerografo ed incollata l’etichetta con l’emblema dei Topi delle Gallerie.

Bibliografia:
- NAM, cronaca della guerra in Vietnam, vol 1 De Agostini
- Elite Forces in VietNam Squadron Signal
- Sito dell’associazione Tunnel rat USA http://www.diggerhistory.info/pages-conflicts-periods/vietnam/tunnel-rats.htm



lunedì 22 marzo 2010

Staghound Genova cavalleria, Somalia 1951


Cenni Storici
Benché l'autoblindo Staghound (segugio) fosse di produzione statunitense, essa non fu impiegata dalle forze Usa e tutta la produzione andò all'esercito britannico e ad altre forze alleate e del Commonwealth. Il progetto ebbe origine da una gara indetta dall'esercito Usa per l'approvvigionamento di un'autoblindo pesante, che non venne prodotta malgrado ne fossero stati costruiti alcuni prototipi perché nel frattempo s'era manifestata prioritaria l'esigenza di un autoblindo media. A seguito dell'elaborazione di specifiche basate in gran parte sul contributo dell'esperienza bellica fornito dagli inglesi, vennero costruiti due veicoli: il Light Armored Car (autoblindo leggera) T17, veicolo 6x6 della Ford, e il Light Armored Car T17E1 della Chevrolet.
Le autoblindo 6x6 T17 prodotte furono relativamente poche in quanto, alla data in cui il modello fu pronto per entrare in produzione, la richiesta di un grosso veicolo 6x6 era ormai superata. L'autoblindo 4x4 T17E1 entrò invece in produzione su larga scala anche se l'esercito Usa non ne aveva più necessità. La missione britannica per l'approvvigionamento dei carri richiese un lotto iniziale di 300 esemplari; altre ordinazioni seguirono rapidamente. Alla fine del 1942 cominciarono ad affluire i primi veicoli e così ebbe inizio la distribuzione delle T17E1, denominate Staghound Mk 1 ai reparti britannici e del Commonwealth. La Staghound si rivelò un veicolo spazioso e ben corazzato provvisto di una torretta armata di un cannone da 37 mm e di una mitragliatrice coassiale Browning da 7,62 mm. Di buon aspetto esteriore, di agevole guida e manutenzione, il veicolo era anche veloce e aveva una buona autonomia operativa. Entrò in azione per la prima volta in Italia nel 1943, in seguito venne distribuito ai reparti canadesi, neozelandesi, indiani e belgi. La Staghound aveva molte caratteristiche inusitate per il suo tempo, fra cui la trasmissione idraulica completamente automatica. La propulsione era assicurata da due motori, disposti uno a fianco all'altro nella parte posteriore, e la visibilità da un buon numero di iposcopi per l'equipaggio. Il brandeggio della torretta era a comando idraulico e l'armamento secondario era costituito da altre due mitragliatrici Browning da 7,62 mm: una montata su un supporto a piedistallo in funzione contraerei, l'altra nella parte frontale dello scafo.
Dopo l'entrata in servizio della Staghound, cominciarono ad apparire le varianti. Una di queste fu costituita dall'installazione di un obice per carro da 76,2 mm in sostituzione del cannone da 37 mm. Gli americani avevano prodotto la versione T17E3 con obice corto da 75 mm in torretta, ma essa, dopo l'introduzione della versione britannica denominata Staghound Mk II, non venne ulteriormente sviluppata. Un'altra innovazione britannica fu la Staghound Mk III, che comportò una trasformazione drastica del veicolo per poter montare la torretta con cannone da 75 mm del carro Crusader. Alcuni esemplari di questa versione vennero distribuiti nel 1944 ad alcuni reparti dei reggimenti autoblindo. Una variante di serie sviluppata negli Usa fu la Staghound AA (contraerei) (T17E2), in cui la torretta normale era sostituita da una a comando elettrico con due mitragliatrici Browning da 12,7 mm in funzione contraerei. Di questa versione vennero ordinati 1000 esemplari. ma la produzione ebbe termine nell'aprile del 1944 dopo che ne erano stati costruiti 789.
Si possono citare altre numerose trasformazioni e varianti locali dai modelli sminatori sperimentali, provvisti di rulli pesanti a spinta, alla Staghound Command versione, provvista di tetto ripiegabile, in cui l'eliminazione della torretta aumentava lo spazio interno disponibile per apparati radio supplementari. Frequenti furono le modifiche locali, come l'applicazione di cofani esterni per materiali, nonché di lancia-nebbiogeni e di mitragliatrici per aumentare le possibilità di difesa.
Dopo il 1945, la Staghound continuò ad essere impiegata nell'esercito britannico per diversi anni e venne anche ceduta all'India, al Sudafrica e alla Danimarca (che impiego la Staghound Mk III per alcuni anni) ed ovviamente all’Italia..

Caratteristiche Tecniche
Staghound Mk1
Equipaggio: 5 uomini
Peso: (in ordine di combattimento) 13.920 kg
Motore: due GMC 270, a 6 cilindri a benzina da 97 hp
Dimensioni:
- Lunghezza 5,486 mt
- Larghezza 2,69 mt
- Altezza 2,36 mt
Prestazioni:
- Velocità massima su strada 89 km/h
- Autonomia su strada 724 km
- Guado 0,8 mt, Pendenza 57%, Gradino 0,533 m

Il Modello
Il kit è quello commercializzato di recente da Italeri, comprensivo di fotoincisioni. Sono state effettuate alcune semplici modifiche elencate qui di seguito: autocostruzione di tutti i supporti degli attrezzi, autocostruzione tappo per il foro del faro (assente), autocostruzione del portatarga posteriore, autocostruzione dell’antenna, rifacimento di tutte le linee di saldatura. Il kit è stato poi completato con le decal fornite da Fabio d’Inzeo (decal non in produzione) per poter rappresentare un mezzo in dotazione al Genova Cavalleria ed operante in Somalia nel 1951.

.Bibliografia:
- Foto originali del mezzo conservato al Museo della Cecchignola
- Foto originali del mezzo conservato alla caserma del Nizza cavalleria di Pinerolo
- Foto di proprietà di Fabio d’Inzeoo scattate in Somalia
- Siti internet (www.corazzati.it ; www.modellismopiu.it; www.cavalleriaitaliana.it )

Palmares
- 2° premio CMV Varedo 2009 cat. mezzi militari 1/35
- Premio Italian Kits CMV Varedo 2009
- 3° premio mostra IPMS 2009 cat. Mezzi Militari 1/35
- 3° premio Mostra GML Milano 2010 cat. Mezzi Militari 1/35